Incontro con Caroline Corbetta
"Senza Rete"
dietro le quinte di una mostra
4 aprile 2009
Aula Magna | ore 10.00 - 13.00
La critica d'arte e curatrice Caroline Corbetta presenterà una panoramica della ricerca artistica più attuale, a partire dalla mostra “Senza Rete” dedicata alle ricerche più giovani e sperimentali in occasione di Road to Contemporary Art
(Roma 2-5 maggio 2009).
Alla fine dell’incontro ci sarà la proiezione dei video di
Jusper Just e Nathalie Djurberg.
Gli autori dei video
Jusper Just
I film di Jusper Just esplorano la complessità e le contraddizioni delle emozioni umane. Usa sovrapporre cinemato, musical e riferimenti letterari, e canzoni popolari per comunicare la vulnerabilità e l'incertezza delle realazioni. Nelle sue opere si serve di precisi accorgimenti cinematografici come rivelano la posizione di luci e ombre, i passaggi di prospettiva controllati, la disposizione degli attori in impressionanti tableaux vivants, che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi dentro una narrazione cinematografica chiaramente circoscritta.
L’autore accentua così alcuni comportamenti maschili stereotipati, ripresi da cinema e TV, inserendoli in nuove trame che prendono direzioni inaspettate, e smascherando come finzioni cinematografiche i modi attuali della narrazione. Muovendo la macchina da presa con sensibilità, Just coglie i momenti di dolore e di malinconia, riduce le immagini a momenti essenziali senza mai avvicinarsi troppo ai suoi personaggi, e racconta così le storie vere nascoste dietro i grandi racconti del cinema.
Lavorando sui cliche' con cui i vari generi cinematografici, dai film gangster al musical, hanno tratteggiato, anche con modalità opposte, l'identità maschile, Jesper Just genera altri stereotipi, modelli ricorrenti che come autore egli utilizza per sviluppare un racconto sull'emancipazione dell'identità maschile oltre le convenzioni sociali e culturali. Nella stessa ottica di reiterazione narrativa Just ricorre sempre allo stesso attore per il ruolo del giovane protagonista, che diviene cosi' anche una sorta di alter-ego dell'artista.
Di volta in volta, egli si commuove fino alle lacrime o rimane provocatoriamente indifferente davanti a balli improvvisati in suo onore da uomini maturi (''No Man is an Island'', 2002 e ''Invitation to Love'', 2003); ne uccide un altro soffocandolo in un abbraccio impetuoso (''The Sweetest Embrace of All'', 2004); coinvolge in un canto corale ed emozionato i mesti avventori di un bar (''No Man is An Island II'', 2004); I suoi interlocutori (tranne nel caso di ''A Fine Romance'',2004, dove lo vediamo eseguire una lap-dance per una ragazza in una dichiarata inversione dei ruoli tra spettatore e soggetto osservato) sono sempre uomini piu' grandi di lui con i quali stabilisce un legame in bilico tra erotismo, complicità e amore parentale.
I video di Just sono episodi di una tragicomica messa in scena dove i protagonisti maschili (amanti o amici o padri e figli) sperimentano le varie potenzialità della propria identità e del loro ruolo sessuale, fuori e dentro vecchi e nuovi cliche' ma sempre all'interno della finzione. Interpretando i ruoli che Jesper Just immagina per loro, si lasciano andare all'emotività, ballando e cantando e piangendo sulla quella sottile linea che divide l'esaltazione dalla mortificazione.
Jesper Just è nato a Copenhagen nel 1974 e si è diplomato alla Royal Academy of Fine Arts. Copenhagen. I suoi lavori sono presenti in collezioni di istituzioni come la Tate di Londra, il Castello di Rivoli di Turin ed il Carnegie Museum of Art di Pittsburgh.
Nathalie Djurberg
Nathalie Djurberg lavora con il film d’animazione creando mondi fantastici tra il grottesco ed il perverso in cui prendono vita delle figure modellate con la plastilina. La tecnica utilizzata (stop motion) dà l’illusione del movimento attraverso una sequenza di brevissime riprese che registrano i movimenti minimi impressi dall’artista ai suoi pupazzi. I lavori della Djurberg riprendono le atmosfere cariche di pathos dei film muti, combinandole con il linguaggio apparentemente innoquo dei programmi per bambini.
Ingenuità e depravazione, situazioni satiriche e terrificanti si alternano sul set che l’artista costruisce con carta, stoffa, ed altri materiali “low-tech”. Le storie, oniriche, brutali e violente, vengono raccontate con umorismo per esorcizzare in questo modo gli aspetti più cupi e oscuri della complessa natura umana che portano alla luce. Temi, macabri e scabrosi, come la guerra e la sessualità, si sovrappongono ambiguamente a reminiscenze dell’ immaginario infantile.
Le animazioni della Djurberg si nutrono di realtà ed immaginazione, e, proprio come le fiabe classiche, di magia e crudeltà. Le ossessive colonne sonore dei suoi lavori sono realizzate dal giovane musicista Hans Berg.
Nathalie Djurberg (Lysekil, Svezia, 1978) vive e lavora a Berlino. Ha studiato alla Hovedskous School of Art (Gothenburg) ed all’Accademia di Belle Arti di Malmö (Svezia). I corti d’animazione che l’artista realizza sono stati mostrati più volte internazionalmente in diverse gallerie e spazi pubblici come: “Rhodes & Mann Gallery” (Londra), Galleria Giò Marconi (Milano), galleria Maze (Torino), “The Moderna Museet” (Stoccolma), Kunstverein (Hannover) e al Nordic Festival of Contemporary Art, Momentum, Norway, nel 2004. La GAM di Bologna lha presentato il suo lavoro nel 2006 in una mostra a cura di Caroline Corbetta. Ha partecipato a Performa, New York 2007, ed i suoi video sono stati proiettati alla Tate Britain di Londra (2007). Nel 2008, la sua grande personale alla Fondazione Prada di Milano.



